Ritratto, a matita e a parole, di Annick De Souzenelle
Il sorriso della sfinge
di Egildo Simeone
C’è un sutra che ritiene particolarmente significativo o che preferisce, magari solo per la sonorità sanscrita?
Tutti i 196 sutra vanno presi assieme, evitando la tendenza tipica dell’Occidente che analizza separatamente gli elementi di un contesto e poi non sa come ricomporre la globalità. Ogni sutra è legato a tutti gli altri, e se uno di questi inizia a illuminarsi di una piccola luce nella nostra comprensione, contemporaneamente anche a tutti gli altri sutra emetteranno la stessa piccola luce.
È importante approfondire la conoscenza del Samkhya per comprendere meglio i Sutra?
Assolutamente sì. Come si evince dal capitolo IV della Bhagavad Gita, Samkhya e Yoga sono una cosa unica e perciò hai bisogno di entrambi. Quindi il tempo dedicato allo studio del Samkhya sarebbe di certo ben speso, sia per approfondire la conoscenza dell’opera di Patanjali, sia in per lo studio del pensiero indiano in generale. C’è una parte del Samkhya, infatti, che è propedeutica a tutti i sistemi della filosofia dell’India.
Chi è Ann Glazier
Studi in sanscrito e filosofia indiana alla School of Oriental and African Studies della London University; Ann Glazier ha insegnato Sanscrito presso lo stesso ateneo londinese e ha condotto gruppi di meditazione per praticanti di tutte le tradizioni. Iniziata nella tradizione Advaita Vedanta in 1962, ha successivamente incontrato Swami Veda Bharati e la tradizione himalayana. Discepola di Swami Veda Bharati, con cui collabora nella raccolta e traduzione di testi, è membro del Sadhana Mandir Ashram, a Rishikesh, dove passa sei mesi all’anno. Quando non è a Rishikesh, gira il mondo per insegnare sanscrito e filosofia indiana.